Da dove partire? Situazione nel Terzo Polo

Da dove partire? Situazione nel Terzo Polo

Il progetto politico che prende forma di partito con il nome “Azione” di Carlo Calenda è fallito, e ha perso credibilità insieme allo stesso segretario e fondatore.

Il nome potrebbe riportare alla mente il quasi-omonimo “Partito D’Azione” di Mazzini, ma Calenda ha deciso di puntare più in basso ispirandosi a quello del 1942, il motivo si cela dietro al volere impostare ideologicamente il neo-movimento sulla commistione della ideologia Liberale con quella Socialista, non rendendosi conto che forse proprio quella impostazione è stata la causa del chaos vita natural durante e del problematico scioglimento nel 1947. In breve, come si ricava dai libri del fondatore, l’obiettivo è quello di portare in Italia quella Socialdemocrazia che è da sempre colonna portante degli stati europei continentali. Un collocamento politico che in Italia, ma non solo, prende il nome di riformismo o terzo polo, di cui teoricamente dovrebbero far parte Calenda con Azione, Renzi con Italia Viva e Forza Italia se non fosse per l’alleanza più strategica che politica, con i due partiti i quali siedono più a destra in parlamento, a testimonianza di ciò è l’esodo di due figure di spicco del movimento di Berlusconi in Azione, l’onorevole Carfagna e l’onorevole Gelmini, e anche della chiacchierata e mai nata “Unione di Centro” che doveva avere come protagonisti proprio queste forze politiche.

La vicenda presa qui in analisi inizia con l’annuncio da parte di Sergio Mattarella dell’anticipazione delle elezioni, dopo la caduta del Governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi, una decisione che fino all’ultimo momento ha lasciato con il fiato sospeso la maggior parte dei partiti, meno scossi e più preparati i partiti della coalizione del Centro-Destra, che già dalla mossa di forza fallimentare di Salvini durante il Conte due invocavano questo avvenimento, pronti a vincere sull’onda di sondaggi da “pieni poteri”, avendo alla base una coalizione stabile che persevera dal 2018, vedremo se si rimarrà uniti non soltanto in avversità o si saprà costruire un percorso politico anche mentre si governa.

E ora passiamo al coprotagonista e cofondatore, suo malgrado, del terzo polo Enrico Letta, che prima della sua completa scizofrenia politica, mi riferisco alla sua comica campagna elettorale, al suo poco credibile programma politico e alla incoerente coalizione progressista da lui formata, aveva iniziato a tessere le sue alleanze che il Rosatellum, l’attuale sistema elettorale, largamente favorisce, in vista del crollo di popolarità del suo partito il prossimo 25 Settembre e la vittoria degli eterni avversari della sinistra. Nostalgicamente si potrebbe intravedere quell’antica rivalità fra Partito Comunista (confluito poi nel PD) e Movimento Sociale Italiano (ricordato dalla fiammella nel logo del partito della Meloni).

Il primo e più complicato corteggiamento è stato con la federazione +Europa-Azione, l’incontro caratterizzato sicuramente dal protagonismo inopportuno di Calenda che oltre a mettere la colpa dell’eventuale frattura completamente su Letta si presentò all’incontro con una bozza dell’accordo già preparata. Un’alleanza che, oltre a valere al Partito Democratico il 30% dei seggi nei collegi uninominali, percentuale surreale in considerazione del fatto che Azione insieme a +Europa nei sondaggi toccavano il 5%, aveva delle dure clausole riguardo la coalizione in generale e sui nomi da inserire nei suddetti collegi. Prima di tutto la linea da seguire era quella già impostata da Draghi e qui Calenda non poneva veto tanto sui partiti che potevano entrare in coalizione con il PD ma vietava categoricamente che Fratoianni con Sinistra Italiana portasse le sue idee molto critiche sull’agenda Draghi e sulla guerra e che, i Verdi portassero il loro disapprovo per gassificatori e termovalorizzatori, per quanto riguarda i nomi da inserire nelle circoscrizioni uninominali il leader di Azione vietava l’inserimento di nomi “divisivi”, cioè dei leader di partito e dei parlamentari ex Movimento 5 Stelle (entrati a far parte del PD) ed ex Forza Italia (entrati a far parte di Azione), lasciandoli però liberi di partecipare nei collegi plurinominali, la ragione di ciò derivava dal fatto che l’appoggiare con il proprio logo personalità politicamente non allineate con la direzione impostata dal leader di Azione, poteva creare forte confusione al suo elettorato.

La vicenda finisce in un nulla di fatto, il segretario democratico dovendo scegliere, se alienare ancora di più la base elettorale di centro-sinistra impostando il proprio programma elettorale sull’agenda Draghi e spostare l’assetto politico del partito più al centro, esaltando il liberalismo pragmatico voluto da Calenda, ha deciso invece di dare più spazio agli elementi definiti dal leader di Azione come “in fondo Comunisti”, cioè Sinistra Italiana capitana da Fratoianni contrario al governo Draghi, anti atlantista e pacifista, che di questi tempi è giusto interpretare come coadiutore delle politiche espansioniste di Putin e, i Verdi con le loro dure critiche sulle politiche energetiche di Draghi e quindi anche di quelle di Calenda. La tattica del segretario dem conferma come la campagna elettorale del centro sinistra sia incentrata completamente sull’avversario, non ci sono proposte serie ed alternative, c’è solo un generico e marcato antagonismo, riporto una acuta, conforme e rassegnata affermazione del leader di Azione all’alba dello strappo: “Il Pd poteva scegliere tra fare l’ammucchiata contro e fare un progetto politico serio, alla fine ha scelto l’ammucchiata contro e l’ammucchiata contro perderà”.

Ultimo atto è stato lo smielato scambio di Tweets tra Calenda e Letta che riassume appieno le vicende qui prima citate e che descrive la caratura di un uomo politico miope.

Qui Calenda tra il prospetto di prendere meno del 3% alle prossime elezioni, avendo alienato l’elettorato liberale di destra che corteggiava da tempo, e dover raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali, poiché +Europa è rimasta nella coalizione Democratici e Progressisti, ha deciso di tornare con l’uomo che fece nascere la sua carriera politica, Matteo Renzi. Nasce il terzo polo, il cui protagonista ovviamente è sempre Calenda che dovrà guidare la campagna elettorale della coalizione Azione-Italia Viva con l’obiettivo di arrivare a toccare sempre il 5% senza però il peso di dover raccogliere le firme, poiché Italia Viva è presente come gruppo parlamentare nella Camera dei Deputati e quindi la coalizione è esente dal dover presentare i contrassegni elettorali.

Le compilazioni delle incongruenze di Calenda sono diventati virali nel web, un uomo che faceva della lotta alle ipocrisie e al trasformismo un cavallo di battaglia è tornato sui suoi passi per quanto riguarda il mai allearsi con il PD, il mai allearsi con Matteo Renzi e il mai presentarsi alle elezioni nazionali se non prima raggiunto il 10% nei sondaggi.

Per quanto l’ironia di diversi politici sui social possa deridere il politico e descrivere i fatti di 3 giorni di fuoco, che hanno ridimensionato una personalità che già dopo il, tutto sommato, buon risultato alle elezioni amministrative di Roma stava perdendo colpi, non riesco a trovare niente di più tragicomico della frase pubblicata su twitter da Enrico Letta: “’ Mi pare da tutto quel che ha detto che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda”.

Giorgio Cruciani

 

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