Come abbiamo avuto modo di raccontare in un articolo precedente, il Movimento 5 Stelle rappresenta una delle forze politiche più importanti dell’attuale emiciclo parlamentare. Tuttavia, come è facile intuire, dal 2018 ad oggi le cose sono molto cambiate, innanzitutto il Movimento ha subìto la prima grande scissione della sua storia e di conseguenza non è più la forza di maggioranza relativa in Parlamento, avendo perso circa 60 fra deputati e senatori, che hanno scelto di seguire il ministro per gli affari esteri Luigi Di Maio confluendo nel nuovo gruppo parlamentare di “Insieme per il futuro”.
Seconda grande differenza alla testa del Movimento si è posto l’ex Premier Conte attraverso una votazione molto controversa sulla piattaforma Rousseau. I veri protagonisti dell’ultimo capitolo della lunga agonia che ha colpito i pentastellati da quel lontano 4 marzo 2018 sono stati proprio il titolare della Farnesina e Giuseppe Conte, il primo si era dimostrato sempre più insofferente nei confronti della linea politica del secondo ( soprattutto in merito all’attuale conflitto tra Russia ed Ucraina) decidendo infine di lasciare il movimento. Certamente Di Maio era stato uno dei Big pentastellati sin dalla prima ora ed era ormai giunto al fatidico secondo mandato da Parlamentare e pertanto, secondo quelle che sono le regole dello statuto, la sua esperienza politica sarebbe dovuta terminare alla scadenza di questa legislatura ( il c.d. vincolo dei 2 mandati ). Regola questa che sembra sia stata messa in discussione persino dal fondatore Beppe Grillo. Il criterio per cui alcuni “meritevoli” potrebbero accedere ad un terzo mandato è già di per sé controverso, ma lo è ancora di più se si pensa che il vincolo è uno dei capisaldi dei 5 Stelle voluto fortemente dai fondatori.
Passando a Conte nella giornata di ieri si è risolto a non votare la fiducia posta dall’esecutivo al Decreto Legge Aiuti, spingendo Draghi a presentarsi al Colle a rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato, il quale lo ha rinviato alle Camere. A nostro parere ci sono alcuni temi che potrebbero aver giocato un ruolo nell’esplosione dell’attuale crisi di Governo: Il primo tema che ci preme evidenziare è la disputa sorta dopo le dichiarazioni di De Masi sul Fatto Quotidiano, il quale aveva dichiarato di essere stato a colloquio con Grillo il quale gli avrebbe rivelato che il Presidente del Consiglio avrebbe fatto pressioni al fine di rimuovere Conte dalla leadership del movimento. Conte in seguito all’esplosione del caso ha polemizzato con Draghi e si era addirittura recato al Colle dal Capo dello Stato, al quale aveva assicurato la tenuta del Governo. Anche Draghi in quell’occasione si era recato da Mattarella lasciando in anticipo lo storico vertice NATO.
Il secondo è che Draghi aveva rinnovato il suo impegno fino al 2023 assicurando che questo sarebbe stato l’ultimo esecutivo da lui guidato nella legislatura, specificando che la sua maggioranza non poteva prescindere dai 5 Stelle.
Il terzo tema è che i 5 Stelle erano ormai inseriti in pianta stabile nella coalizione di centrosinistra guidata da Enrico Letta e quindi è evidente che questi rivolgimenti interni ai 5 Stelle, anche e soprattutto quelli che riguardano il sostegno al Governo, preoccupino gli alleati, i quali si sono affrettati ad assicurare che sarebbero ben felici di continuare la legislatura anche se non è chiaro se ciò includa anche lo stesso Movimento.
Da Italia Viva di Renzi è arrivato il grido di scandalo per aver causato la crisi dell’esecutivo oltre al lancio di una petizione a sostegno di un eventuale Draghi Bis. Berlusconi e Salvini dal canto loro guardano all’evolversi della situazione cercando una linea univoca mediando tra chi strizza l’occhio alle elezioni anticipate e chi vorrebbe continuare l’esperienza di Unità Nazionale.
In definitiva, non crediamo che i 5 Stelle non esistano più, come ha tuonato Di Maio ma piuttosto siamo consci del fatto che il Movimento non sia quello delle origini e tantomeno quello di 4 anni fa. Oltre al leader, hanno cambiato la linea politica, più europeista e apertamente ispirata ai valori del campo progressista. Dopo l’innesco della crisi tuttavia anche questi sviluppi appaiono incerti: chi si alleerebbe con i pentastellati giudicati come gli unici responsabili della caduta del Governo se si andasse ad elezioni anticipate? Forse quel campo largo tanto agognato da Letta non è più così vantaggioso, forse un mandato politico chiaro al centrodestra potrebbe portare a grossi sviluppi nei prossimi anni. Di certo, oltre alla scissione di Di Maio, ora il centrosinistra deve assimilare anche questa spaccatura, cosa che nei prossimi giorni porterà a riflessioni interne a tutti i partiti, chi per ricucire lo strappo chi per darne uno definitivo. Certamente le riflessioni non sono aperte in Fratelli d’Italia dove l’imperativo ( elezioni subito!) appare chiaro. La situazione è tuttavia ancora incerta e sembra molto probabile che il M5S presto vivrà ulteriori dissidi. Il futuro dell’Italia dipende anche da queste dinamiche.
Samuel Bonomo